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Un ottimo esempio di pessimo giornalismo

venerdì 21 settembre 2012

Abbiamo quasi chiuso il giornale quando arriva la notizia: c’è un incendio da qualche parte (qualcuno dice al centro commerciale, altri alla centrale elettrica), il fumo si vede a chilometri di distanza. Dico addio alla serata in palestra e salto in macchina. Entrambe le soffiate si rivelano sbagliate: sta andando a fuoco un capannone nella zona industriale. Ancora una volta non si capisce bene dove: la polizia locale ci indica una via, i vigili del fuoco un’altra. Va be’, sta a noi indagare, siamo qui apposta.

Gli esimi colleghi del Corriere della Sera, invece, vanno ben oltre. Perché limitarsi a riportare i fatti, aggiungiamo anche una bella nota di colore basata sul nulla:

Ho riletto la frase due volte per essere sicura di non avere le visioni: “Al momento dell’incendio, una decina di cinesi si sono allontanati di corsa, probabilmente temendo i controlli delle forze dell’ordine: di certo non erano in regola con il rispetto delle norme di sicurezza, e probabilmente neanche con il passaporto”.

Certo, chi mai uscirebbe di corsa da un edificio in fiamme? Ovvio che il Corriere ci veda qualcosa di losco.

Il magazzino non era in regola? Sì, no, forse. E chi lo sa? Come se le attività gestite da italiani rispettassero tutte le norme di sicurezza. È già abbastanza grave che lo abbiano suggerito (si sono salvati in corner aggiungendo un “probabilmente”, anzi due), ma scrivere “di certo non erano in regola” è a rischio denuncia.

Non mi avrebbe sorpreso trovare una frase del genere su Libero o Il Giornale, ma vedere che anche il Corriere è arrivato a questi livelli mi rende molto triste.

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Non chiamatelo abbonamento

domenica 5 febbraio 2012

Cari TG di mamma Rai,

speravo che mi avreste finalmente lasciato in pace. Speravo che dopo il 31 gennaio avreste smesso di ricordarmi in ogni singola edizione che i termini di pagamento dell’abbonamento stanno per scadere. E invece no, perché c’è tempo fino a fine febbraio per correre ai ripari e mettersi in regola pagando solo un piccolo sovrapprezzo.

E allora ve lo chiedo per favore: non chiamatelo abbonamento. Un abbonamento è la quota che si paga quando si decide di usufruire di un servizio: l’utilizzo dei mezzi pubblici, l’ingresso in palestra, la visione di un canale criptato. Il canone Rai non è un abbonamento: è una tassa. L’ha capito anche l’ufficio comunicazione di via Mazzini, che nelle ultime settimane ci sta martellando di spot per ricordarci che “il canone è un tributo e pagarlo è un obbligo”. È così difficile farlo capire anche ai giornalisti dei TG?

Fonte immagine: radiomarconi.com

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Questa non è una recensione: Cose dell’altro mondo

venerdì 21 ottobre 2011

Una mini recensione di questo film l’ho già scritta (prima ancora di averlo visto, d’oh), ma vorrei condividere qualche impressione post-visione.

Cominciamo dalla fine. Senza svelare che l’assassino è, come sempre, il maggiordomo, mi limiterò a dire che mi è piaciuto il finale. Temevo una conclusione scontata e buonista, ma fortunatamente non è stato così. Anche se speravo che la storia fra la Lodovini e Mastandrea si risolvesse in modo diverso, ma non si può avere tutto.

Ecco, parliamo di Valerio Mastandrea. Nello specifico, della faccia di Valerio Mastandrea: il ritratto vivente dello scazzo. Che per il suo personaggio è quanto di più azzeccato possa esistere: un poliziotto che sembra appena rotolato giù dal letto e se ne va in giro a prendere a calci la gente e chiedere favori puntandoti la pistola in faccia. Spero solo che fuori dal set abbia a disposizione anche qualche altra espressione oltre alla pur deliziosa “Quanti rum e pera mi sono scolato ieri sera?” che sfoggia per tutta la durata del film.

E buttiamo nel mucchio anche Diego Abatantuono e il suo camaleontico accento, che nasce milanese e si trasforma in pseudo-veneto in corso d’opera, alla faccia della continuità narrativa. Ma sono dettagli.

Sentenza: bel film. Vale decisamente il biglietto d’ingresso.

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Di palinsesti e scimmie urlanti

martedì 4 ottobre 2011

Mi inchino di fronte alla genialità dei curatori del palinsesto di Raidue.

Stavo guardando Hawaii Five-0 domenica sera (sì, OK, ho già visto tutta la prima serie in lingua originale, ma è uno dei pochi programmi che mi piacciono e non avevo di meglio da fare) e, durante la pubblicità, è partito il promo di un “Hawaii Five-0 Extra”. La cosa mi ha incuriosito, visto che non mi risulta ci siano puntate speciali nella prima stagione. E non penso proprio che la Rai voglia mandare in onda parte dei contenuti speciali del DVD, visto che non è ancora disponibile per il mercato italiano. In più le immagini erano quelle del pilot.

Mi sorge un dubbio. Controllo sulla guida TV e, come sospettavo, si tratta delle repliche dei primi tre episodi. Non bastava la programmazione estiva a base di signore in giallo e ispettori vari, adesso i responsabili Rai si sono ridotti a rimandare in onda programmi trasmessi da poco per tappare improvvisi buchi di palinsesto. Come se non avessero un archivio storico pieno di piccoli tesori che aspettano solo di essere recuperati.

In una parola: FAIL.

Però chiamare la serata “Hawaii Five-0 Extra” fa figo. Alla fine è solo una questione di semantica.

(E, a proposito di genialità, ho dato un’occhiata alla pagina di presentazione della serie sul sito di Raidue: lo stagista sottopagato che se ne è occupato ha ripreso il testo pari pari dalla pagina italiana di Wikipedia, riportando fedelmente anche gli errori di battitura. Ribadisco il concetto: FAIL.)

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Rientro col botto

martedì 6 settembre 2011

Nell’ufficio in cui lavoro, il mese di settembre coincide con un’intesa attività promozionale e di marketing (tradotto: passo le giornate a piegare poster e imbustare depliant). Terminato il lavoro di concetto, è stata la volta della spedizione del materiale. E le Poste Italiane, manco a dirlo, hanno dato il meglio di sé. Di seguito quanto mi è stato riferito:

– il servizio PosteBusiness non è più disponibile nel nostro ufficio postale, ma possiamo sempre andare in quello del paese vicino;

– non è possibile spedire più di 10 buste per volta. Se proprio dobbiamo farlo, dobbiamo prendere un altro numerino e rifare la fila;

– ovviamente le missive devono essere già divise per regione o area geografica, non pretenderemo mica che i dipendenti postali si mettano a smistare la posta;

– il sistema informatico delle Poste non prevede la stampa massiva di francobolli. L’opzione “Numero di copie”, presente in un qualsiasi programma di stampa, non è prevista. Servono 10 francobolli? L’impiegata dovrà lanciare la stampa singola per 10 volte.

Capita poi che allo sportello accanto al tuo un cliente BancoPosta voglia prelevare 250 euro e l’impiegata risponda affranta “Guardi, non li ho proprio, provi al bancomat qui fuori”.  250, non 2500. Poveri noi.

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OK, il Deluded è giusto

martedì 28 giugno 2011

Nel tempo libero mi piace fare foto. Una reflex digitale e un corso di fotografia non mi rendono certo una “fotografa”, ma dal momento che non devo farne una professione, il mio livello attuale mi sembra più che accettabile. In particolare mi piace fare foto ai concerti, soprattutto se ci sono delle belle luci. Proprio per questo motivo mi sono autonominata “fotografa ufficiale” dei Deluded by Lesbians, tre simpaticoni che si dilettano nel genere musicale di culto noto col nome di rock ignorante. I tre sopportano le mie velleità artistiche e mi permettono di ritrarli durante i loro memorabili live o di improvvisare photo sessions nei luoghi più improbabili.

Dopo essermi persa il loro ultimo concerto al Miami, ho deciso di autoinvitarmi durante la loro incursione radiofonica a Rock the Night su Radio OK Musik e, nel tentativo di farmi perdonare per averli allegramente insultati via email (ma erano insulti d’affetto, ragazzi, vi voglio bbbène), ho documentato fotograficamente il tutto.

Tre musicisti impegnati

Trovate le altre foto sul loro profilo Facebook.

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A volte ritornano: back to the ’90s

domenica 26 giugno 2011

Domenica mattina. Fare colazione con la TV accesa è un po’ come viaggiare indietro nel tempo, le pubblicità che passano su Italia 1 fra un cartone animato e l’altro mi fanno sentire come se mi fossi risvegliata nei primi anni ’90.

Si parte con un classico dell’estate, l’ormai mitico Super Liquidator. Più che una pistola ad acqua, un’arma di distruzione di massa versione junior. Si continua con la super-molla fluorescente che scende le scale. Presentata come l’ultimo prodigio della tecnica, io ne ho una quasi identica, comprata una ventina di anni fa. Anche se, ahimè, la mia versione non brilla al buio. Ma la ciliegina sulla torta è qualcosa che non avrei mai pensato di rivedere: i ciuccini di gomma, vero e proprio must quando ero alle medie. Ogni ragazzina mediamente in ne aveva almeno una dozzina appesi a collane, bracciali e zainetti vari.

Aggiungiamo alla lista “On the floor“, canzone partorita dal duo Jennifer Lopez/Pitpull, nella quale la coppia più tamarra della East Coast ha inserito un sample della lambada, e l’operazione nostalgia è completa. Anche se, a voler essere precisi, il singolo della lambada era uscito nel 1989, quindi non farebbe parte del revival anni ’90. Per chiudere in bellezza ci vorrebbe il ritorno di Corona.